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Cronaca del 2° raduno del 107° corso AUC (26° anniversario) – Cesano 31/05/08
Cesano, sabato 31 maggio 2008
La mattina si presenta radiosa. I timori sulla possibile giornata di pioggia vengono dissipati dai raggio di un sole sempre più insistente.
Con gli altri colleghi ci siamo dati appuntamento alle ore 09.00 alla reception dell’hotel Poggio dei Pini per poi dirigerci tutti insieme verso Cesano.
Già dalla sera precedente, ad Anguillara Sabazia, avevamo gustato un’anteprima di quel 2° raduno nazionale del nostro 107° corso e con immenso piacere ho potuto riabbracciare alcuni amici/fratelli già incontrati l’anno prima: Balacco, Bologna, Bottai, Brunetti, Damiani, D’Aiello, Ferro.
E con altrettanto piacere ho rivisto dopo anni i calabrisazzi Gallicchio e Cerminara e il padovano Marzaro. Ma non ancora pago, ho potuto (finalmente!) abbracciare il bersagliere Dario Rosito, per tanti mesi visto su Skype e che ha portato con sé un gruppo di altri colleghi del 107°: Rossi, De Cicco, Candela, Cecchi.
Infine, la stessa sera si era unito al nostro gruppo il compare Vitaliano Scambia, residente a Milano, ma calabrese sino all’osso.
Formiamo una colonna di una decina di auto e ci dirigiamo a Cesano prendendo per una strada di campagna che, ci assicurano, ci porterà dritto dritto alla Scuola di Fanteria.
In effetti, ad un certo punto, rasentiamo i muri di cinta della Scuola e, arrivati sulla Via della Stazione, giriamo a destra per raggiungere l’ingresso.
Ma ecco che notiamo un gruppo di persone proprio di fronte l’ingresso della Scuola.
E’ un boato! Grida di giubilo si innalzano al passaggio della colonna.
Siamo qui! Siamo qui, fratelli del 107°, siamo qui dopo 26 anni!
Abbracci, baci, pacche sulle spalle, è un bailamme di epiteti e di sfottò in tutti i dialetti d’Italia, ci ritroviamo da tutte le regioni, siciliani, calabresi, pugliesi, molisani, abruzzesi, campani, laziali, umbri, toscani, marchigiani, romagnoli, veneti, liguri,ecc.
Signori, questo è il 2° raduno nazionale del 107° corso!
Alcuni di noi sono venuti con le famiglie per provare a condividere con loro le emozioni della giornata e per far conoscere loro i luoghi da noi raccontati ricordando il nostro servizio militare.
Tra quelli che già erano venuti l’anno scorso intravedo dei volti poco noti, magari conoscenti, ma che, di volta in volta, come in un quiz a premi, cerco di associarli ad un nome.
Ed ecco che finalmente posso abbracciare Prato, Polverisi, Auriemma, Amatucci, Tognoni (Sergio, senza baffi sembri più giovane adesso che anni fa!), Airò, Belli, Di Fiore, Mura, Piccinno.
E poi ancora posso conoscere di persona De Angelis e Innocenzi della 2a compagnia e Vivarelli e Coppini della 1a, fino ad allora erano solo delle voci sentite al telefono.
Si decide di varcare i cancelli della Scuola e, sempre per distinguerci noi del 107°, con le nostre auto creiamo un vero e proprio ingorgo, tant’è che devono intervenire un paio di pattuglie di colleghi Carabinieri per agevolare il nostro ingresso.
All’interno troviamo qualcuno che ci aspetta, oltre all’Ufficiale che ci accompagnerà per tutta la mattinata, il Cap. Gerardo Capasso, intravediamo delle facce note . . .
Eh sì, sono proprio loro, il ns. ex Comandante di BTG Eliseo Pasqua (oggi Generale in congedo) e la ristoratrice più conosciuta di Cesano e dintorni ovvero Emilia Pesce meglio conosciuta come “La Cicciona”.
Che piacere poterli rivedere e riabbracciarli!
Un’altra persona mi si avvicina: “Ciao Toni, sono Laura, la sorella di Luca Vaccari . . .”
Con grande commozione abbraccio Laura Vaccari (in arte Kibel), è venuta dietro mio espresso invito perché le avevo esternato il mio desiderio di averla con noi durante la cerimonia della deposizione della corona, in memoria dei nostri fratelli AUC prematuramente scomparsi.
Purtroppo suo fratello Luca, che stava nel 4° plotone, quello dei Fanti d’Arresto, è venuto a mancare proprio l’anno scorso, proprio quando era appena stato rintracciato da pochi giorni . . .
Ma ecco che ci prepariamo per la cerimonia.
Il picchetto armato è pronto, tutti gli ex AUC si schierano a fianco, anche i nostri familiari cominciano a sentire la solennità del momento.
Il nostro Comandante, il Gen. Eliseo Pasqua, splendido bersagliere settantenne, con voce ferma impartisce gli ordini: “ Signori Ufficiali del 107° corso, AT-TENTI! “
Noi, ex allievi di quella Scuola che ha forgiato migliaia di uomini, rispondiamo al comando all’unisono, come un unico corpo, come un’unica mente.
Ad un tratto avviene come una magia, una meravigliosa magia (sì, Giovanni, è proprio la tua idea di magia!).
Se pensiamo al tempo come una linea invisibile, immaginiamo che due punti posti lungo quella linea improvvisamente si avvicinano vertiginosamente sino a toccarsi: 24 settembre 1982 - 31 maggio 2008.
Sì, ne sono sicuro, guardando quella scena (il Comandante davanti al suo battaglione schierato), il nastro del tempo si è riavvolto riportandoci indietro di ventisei anni . . .
Sembra che da quella Scuola non siamo mai usciti, sembra che TANTI anni non siano mai trascorsi, sembra che i nostri cuori siano sempre rimasti là, in quella piazza d’armi da dove un’impassibile statua del Fante sembra scrutare dentro ognuno di noi.
Ricordo un celebre motto degli amici Bersaglieri: “Un Bersagliere ha sempre vent’anni!”.
E ti rendi conto che è vero, noi tutti del 107°, anche se appesantiti nei corpi, seppur incanutiti dal tempo, lì, in quel momento, siamo tutti degli splendidi ventenni!
La corona viene portata dai due “massimi” del 1° BTG, Massimo Coletta della 3a compagnia e Massimo Vivarelli della 1a, dietro il Generale con a fianco il Cap. Capasso e dietro io con Enzo Incocciati.
Sulle note del “Piave mormorava . . . “ ci avviciniamo alla base della statua del Fante e, deposta la corona, ascoltiamo sulla posizione di attenti uno struggente “silenzio” suonato dal trombettiere del picchetto.
Dopo l’ultima nota della tromba, io grido al vento i nomi dei nostri fratelli scomparsi: Walter Marrone, Enrico Mastini, Vasco Nalesso, Luca Vaccari.
Alle mie spalle sento, dopo ogni nome, una voce di cento persone che, all’unisono, gridano: PRESENTE !
Ed ogni volta è un brivido che corre lungo il corpo, che arriva fin dentro i nostri cuori, un brivido che porta con sé il volto dell’amico/fratello scomparso.
Finita la cerimonia vediamo un atletico Eliseo Pasqua che sale sul muretto per poterci parlare e poterci vedere tutti e ci ringrazia per averlo invitato ad essere lì con i suoi ex allievi.
E’ visibilmente commosso, ma gli diamo ulteriore motivo per esserlo ancor di più, infatti, quando meno se lo aspetta, tiro fuori una targa a lui dedicata e il crest realizzato per l’occasione e, a questo punto, non possiamo fare a meno di stringerci la mano ed abbracciarci sigillando, così, una nuova amicizia tra il 107° corso e il suo Comandante.
Come se non bastasse, a farmi commuovere ancor di più ci si mette Maurizio Di Fiore, il quale approfitta del momento per consegnarmi una bella poesia a me dedicata. Grazie, Maurì!
Intanto si aggiunge alla comitiva un grande amico del 107°, Marco Pasquali, simpatico “nonno” dell’81° corso, nonché responsabile di “MILES – Rivista Militare” ed esponente dell’Associazione del Fante, sezione di Roma.
Poi, con famiglie al seguito, ci dirigiamo verso la caserma Tommaso Monti, lungo quel viale che migliaia di volte facevamo in su e in giù, marciando come matti per preparare il nostro giuramento solenne.
Non possiamo esimerci dal fare la foto sulla scalinata della caserma, è più forte di noi, è come se quelle scale ci attraessero fisicamente, come se ci invitassero ad entrare all’interno della caserma.
Ma, purtroppo, il portone d’ingresso è chiuso e non possiamo accedere all’interno.
Possiamo solo proiettarci mentalmente lungo i suoi corridoi infiniti, fare finta di entrare allo spaccio a prendere un caffè, oppure di andare all’ufficio amministrativo a riscuotere la “decade” (allora di duemila lire al giorno, sic!), arrivare sin dentro le nostre ex camerate . . .
Continuiamo la nostra visita e andiamo ai campi di addestramento (CAGSM).
Passiamo sotto le Torri di Ardimento utilizzate perlopiù dai Paracadutisti e ci fermiamo in mezzo al percorso di guerra, vero spauracchio per molti di noi ai tempi del corso.
Notiamo lo stato di semi abbandono delle strutture, l’erba alta come non l’abbiamo mai vista, ai nostri tempi il prato era sempre ben rasato come il tappeto di un biliardo!
I
Ci spostiamo e passeggiando lungo il viale arriviamo al Piazzale 24 maggio, luogo ove si svolse il nostro memorabile giuramento, in quell’ormai lontano 23 maggio 1982, alla presenza di Sandro Pertini.
Non so cosa passi per la mente dei miei fratelli di corso, ma io, in quel momento, non posso fare a meno di pensare a tutti coloro che, quel 23 maggio, si trovavano lì.
Noi, AUC del 107° corso, assieme ai fanti del 3° e 4° scaglione 1982, prestammo giuramento alla Repubblica Italiana schierati con i migliori reparti dell’Esercito Italiano lungo quella grande piazza d’erba.
E dall’altra parte, sulle tribune di fronte a noi, oltre alle maggiori autorità militari e civili, c’erano i nostri familiari, commossi fino alle lacrime.
Si è fatta l’ora di pranzo e, incalzati dai militari che ci accompagnano, ci dirigiamo verso l’uscita.
Prima di andare via ringrazio il Cap. Capasso e gli consegno il crest dell’anniversario da fare pervenire al Gen. Milighetti, Comandante della Scuola di Fanteria.
Ci mettiamo tutti in auto e ci diamo appuntamento al ristorante “RIBOT” che si trova all’interno del lussuoso residence dell’Olgiata.
E arriviamo al ristorante che ci appare, come per i cammelli nel deserto, una meravigliosa oasi immersa nel verde e vi troviamo tavoli e gazebi preparati sul prato in un contesto idilliaco.
Il compare Enzo non perde tempo a montare il suo apparato musicale, mixer, altoparlanti, microfoni, ecc., e subito inizia con una canzone a me cara (e lui lo sa!) perché parla di amicizia e perché citata nel mio libro (grazie compà!): “Still a friend of mine” degli Incognito.
E via, inizia la festa!
Ci raggiungono altre persone che non hanno potuto essere con noi sin dal mattino: Fiorenzo Aloisi (ns. ex comandante di plotone), Gigi Riggi e, con grande e piacevole sorpresa, Lorenzo Fratalocchi che ai tempi non aveva finito il corso.
Ma a noi poco importa, Lorenzo è sempre e comunque un fratello ritrovato e subito entra in sintonia con i suoi vecchi compagni d’armi.
Enzo ci allieta con le sue canzoni e ogni tanto qualcuno si butta in improvvisati duetti tra i quali ricordiamo il più bello, quello di Enzo con Gaia, la figlia di Matronola, che insieme cantano “I belong to you” di Eros Ramazzotti e Anastacia.
Ricevo una telefonata da Palermo, è Gianni Veneziano un amico che stava in 1a compagnia (Mareth) e che non è potuto essere lì con noi.
Allora, in men che non si dica, io e Enzo improvvisiamo un duetto dedicando una particolare canzone a Gianni, il quale continuerà ad ascoltarci dal cellulare tenuto vicino agli altoparlanti da Massimo Vivarelli, e fra gli alti pini dell’Olgiata si diffondono le note di “Un nuovo amico” di Riccardo Cocciante . . .
Intanto, ai tavoli si mangia, si beve e si ricordano episodi e aneddoti legati a quei cinque mesi di corso, si consolidano vecchie amicizie e se ne cementano delle nuove.
Vengono chiamate al microfono due persone chiedendo loro di avvicinarsi alla postazione di Enzo.
Le due persone in questione sono Marco Pasquali e Emilia Pesce, ospiti d’onore del 107°.
Marco Pasquali, oltre ad essere stato un allievo dell’81° corso e poi Ufficiale dell’Esercito, è attualmente il responsabile di “Miles – Rivista Militare”, nonché esponente dell’Associazione del Fante – sezione di Roma.
A Marco viene consegnata una targa in segno di amicizia del 107° e lui, con voce rotta dall’emozione, ricambia dicendo: “Da oggi in poi ritengo fare parte ad honorem di questo meraviglioso 107° corso!”.
E noi, Marco, siamo fieri di averti con noi!
E tocca adesso ad Emilia, la quale è un personaggio molto noto a migliaia di ex AUC che hanno frequentato la Scuola di Fanteria da almeno un trentennio a questa parte, proprio di fronte l’ingresso della Scuola ha condotto familiarmente un ristorante dando sollievo gastronomico a tanti allievi, ma anche a tanti Ufficiali, Sottufficiali e soldati.
Noi del 107° riteniamo che questa donna meriterebbe da parte della Scuola un riconoscimento ufficiale per l’attività esterna svolta nei confronti degli allievi, pensiamo che anche lei faccia parte della storia di questa Scuola di Fanteria.
Ecco perché, per colmare questa lacuna, le consegniamo e le dedichiamo una targa con su scritto “Alla cara Emilia, detta La Cicciona, con affetto gli ex allievi del 107° corso AUC”.
Emilia non può trattenere le lacrime, la commozione è troppo forte e, a malapena, riesce a biascicare un paio di parole di ringraziamento, ma in fondo siamo noi che ringraziamo La Cicciona per essere stata una cara amica che, a volte, ha aiutato chi ne aveva bisogno.
Le ore trascorrono inesorabili, qualcuno, causa lontananza geografica, comincia ad andare via e, quindi, passiamo alla distribuzione dei gadgets realizzati per l’occasione, ovvero il bellissimo crest su base in legno con lo stemma del 1° BTG in metallo e smalto, e il simpatico cappellino blu con ricamato 107° AUC che sicuramente questa estate ci farà fare un figurone sulle spiagge italiane.
Infine, a sorpresa, ad ogni crest alleghiamo due cd musicali contenenti le canzoni italiane ed estere in voga nel periodo 1982-83 e che, tutti i giorni, sentivamo al juke-box del bar di fronte la Scuola.
Si arriva al triste momento dei saluti, un momento che vorremmo non arrivasse mai, e ci rendiamo conto che il tempo, in questi casi, non basta mai, resteremmo ancora in quel bel posto ancora per tutta la serata e poi per tutto il giorno dopo, ma, purtroppo . . .
Ci si abbraccia e ci si commuove, ci ripromettiamo di tenerci in contatto e di rivederci a prescindere dallo scadere o meno di ricorrenze particolari.
Con alcuni ci tratteniamo fino ad certo orario, sino a quando quelli del ristorante, garbatamente, non ci fanno capire che è ora di sbaraccare!
Ma ci aggrappiamo ancora a quegli ultimi istanti per stare insieme, staccarci ci viene difficile e ritardiamo per qualche attimo il momento dei saluti, aiutandoci con qualche sfottò goliardico per nascondere il magone dentro di noi.
Infine, malinconicamente, usciamo dal residence dell’Olgiata e quella sbarra che si chiude dietro di noi mi fa ricordare, per un fugace attimo, quella porta carraia che si chiuse alle mie spalle tanti anni fa . . .
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